sabato 26 febbraio 2011

libano

arsa terra di piccole forti ombre
arso cuore di piccoli forti dolori
sabbia sottile che soffoca grida
vento caldo che via porta le parole
speranza lasciata marcire
per ritrovar amore


venerdì 25 febbraio 2011

la nostra vita di ogni giorno.


questa è la nostra vita di ogni giorno.
Uno che se ne va
l'altro che ascolta
i passi allontanarsi ad una svolta,
senza potergli dire,
fermati,
torna.


Delfino Cinelli

martedì 22 febbraio 2011

sedia rossa

Lo spazio aperto circondato da antiche mura sembrava racchiudersi mentre la sera lentamente lo avvolgeva di buio. I ciottoli segnati da file di larghe pietre sopportavono quelle leggere sedie fatte di stoffa rossa. La sera era quieta ed anche il sussurrare delle gente sembrava accorgersene. Eugenio era arrivato come suo solito per tempo. Aveva preso il biglietto ed ora aspettava seduto che tutto si fermasse e che la musica incominciasse.
La vita corre alle volte, come fosse in attesa di quel suono. Prima sul pianoforte qualcuno batte insistentemente un “la”. Il violino subito cerca di ripetere sulla seconda corda quel suono stringendo o sciogliendo la chiave. La seconda corda con l’aiuto di lunghe dita passa alla prima quel suono, poi alla terza poi alla quarta. Poi tutto è pronto e quei primi suoni son subito fermati e dimenticati.
La musica nuova e una nuova luce inondano quel vecchio cortile. Eugenio è felice. Ascolta incantato, guarda la sedia rossa accanto alla sua.

sabato 25 settembre 2010

Baalbek/Heliopolis

Solito negozietto orientale! Qualche tavolo in formica colorata legno, qualche sedia in plastica verde. Osservo un giovane uomo sforna deliziosi "panini" di kebab. 

Il pane basso non lievitato è spalmato di crema bianco e penso sia di aglio,  poi cetrioli e poi la carne. Arrotola il tutto e lo avvolge in carta come fosse una caramella! Squisito Ne mangerei quasi quasi un altro.

Anche il servizio non è male: c'è l'acqua e una turca pulita anche se sgangherata.

Nella sala alcune donne sunnite elegantissime nel loro velo nero, alcune altre scite più colorate ma in fondo forse nemmeno tanto. C'è qualche cristiana con i cappelli solo raccolti ed infine anche il velo bianco di una donna drusa.

Quattro religioni o etnie o vedete voi le definizioni, raccolte placidamente nella sala di uno sgangherato ma ottimo "fast food" locale. 

Questa città, questa valle mi ha travolto per bellezza, diversità di genti e tranquillità anche se il resto del mondo la pensa una polveriera.

Sono partito stamani alle nove dall'albergo con un taxi che mi ha portato ad un incrocio da dove partono i collettivi che da Beirut si spingono sino a Baalbek.

Nel sedile in fondo vicino a me era seduta una donna con un velo marrone, scita, e di poco più giovane di me.

Guardava il mio essere diverso in quel mezzo. La presenza di altri impediva il nostro dialogo che subito è si è acceso appena il ragazzo che stava fra noi è sceso.

Nei pochi attimi che siamo stati soli voleva sapere tutto! 

Sorrido pensando a queste donne apparentemente silenti ma molto più curiose dei loro uomini forse troppo troppo presi dal loro ruolo maschile. Mi venivano alla mente le parole di Samia: "le donne qui stanno in casa, non escono, non lavorano ma la televisione fa molto; insegna loro l'inglese, fa vedere loro il mondo e la complessità mentre i maschi si spaccano la schiena con un lavoro per lo più umile".

Ho dovuto scendere di corsa dato che le parole mi stavano distogliendo dal cambio di veicolo.

Ci siamo lasciati con un po' di amaro in bocca. C'erano molte cose ancora da raccontare e sapere e quel distacco improvviso mi ha fatto sentire come valigia colma che presto sarà portata via da un ladruncolo.

Nemmeno un "good luck": nulla! Peccato! Solo un saluto con la mano attraverso il vetro dell'altro autobus con cui si allontanava. 

La ricorderò per sempre quella donna dal vestito nero ricamato e dallo chador marrone e dalla infinta curiosità di conoscere che dovrebbe accompagnare sempre tutti noi.

Poi Baalbek mi ha regalato la più bella immagine della magnificenza di Roma! 

venerdì 26 dicembre 2008

tormento/a

La neve ghiacciata e ripida riportava indietro
Il corpo pieno di fatica avanzava lento
La meta incerta nella tormenta lontana
Un passo avanti all'altro poi la gioia semplice della vetta.
Mio tormento mia dolce vetta.