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domenica 30 luglio 2023

viti e paesaggio

Le chiamano bonifiche forse perché il nome suggerisce qualcosa di positivo e necessario; nella realtà non pare lo siano molto per l’ambiente e per il paesaggio mentre lo sono sicuramente per i viticoltori.
Per carità coltivare la ormai onnipresente vite è attività preziosa per l’economia trentina e farlo con mezzi meccanici adeguati è proprio una necessità. Un trattore può iniziare dalla cima del campo e scendere, seppur lentamente, lungo ogni filare. Non si perde alcun spazio in stradine poste a perpendicolo all’andamento delle viti e men che meno in muri a secco che impedirebbero una efficace circolazione dei mezzi. Dal punto di vista lavorativo sicuramente è una bonifica.
Mi chiedo: il paesaggio? Che importanza ha il paesaggio? Si sicuramente non rende economicamente! Nessuno beve paesaggio nemmeno se è millesimato. Perché mai per il vino si producono i millesimati ma per il paesaggio nemmeno un numerino?
Osservo: c’è una cava che è un buon elemento paesaggistico di cui abbiamo ampia necessità per estrarre prezioso inerte per continuare a costruire, sviluppare sottraendo terreno alla preziosa viticoltura e forse ma certo di poco importanza, al nostro territorio.
Osservo il paesaggio e vedo piccoli campi delimitati da muretti su cui il più delle volte corrono alberi per accompagnare lo sguardo fra coltivato e bosco.
Nuclei di case antiche nelle aree più impervie per lasciare alla coltivazione le aree più facili mentre l’edilizia moderna inverte la relazione occupando le aree più agevoli.
Paesaggio che si trasforma come deve essere per carità, e nemmeno tanto lentamente perde quei valori che ne erano alla base e ne costituivano la formazione.
Tuteliamo, forse nemmeno tanto, edifici, architetture, quadri, opere d’arte ma il paesaggio lasciamo che muti, si modifichi senza valutarne la preziosità ed il significato mentre per le piccole opere d’arte siamo disposti a fare musei e tutto quanto serve per conservarle. Sta nella mutazione lenta il valore stesso del paesaggio ma forse si potrebbe chiedersi se qualche “pezzo” di paesaggio abbia valore di memoria e quindi vada conservato.
Improvvisa la bonifica si fa strada nel paesaggio: grande, costante, senza variazioni e qualcosa che ne interrompa il flusso. La viticoltura moderna affonda in racconti di vitigni, tradizioni, metodi di lavorazione che assieme agli altri prodotti gastronomici paiono il motore di uno sviluppo “sostenibile” ed attento alla tradizione. Si certo ma non del paesaggio: di quella tradizione con la sua qualità, il suo aroma, il suo perlato, che ci importa?
Poi se una pioggia anche forte per carità, dilava queste nuove aree abbandonate dagli “inutili” muretti a secco distanziati nemmeno tanto per attenuare la discesa a valle del monte che ci importa?
Il vino sarà lì a consolarci dalla piccola perdita del paesaggio a cui tutela costruiamo parchi, piani, uffici i cui segni tangibili sono un po’ cartelli di inossidabile materiale che saranno ritrovati intatti quando il paesaggio che li circonda non esisterà più.

Cornè di Brentonico



giovedì 13 luglio 2023

ex Bimac

Leggo che l'area ex Bimac dopo 14 anni sta per essere consegnata alla città ed alle funzioni allora ivi previste: ambulatori, associazioni, residenza e naturalmente i servizi connessi. Sembra che una lunga vicenda finalmente si stia concludendo sul come non credo ci sia nulla da aggiungere.
Una sola nota preme ricordare per i più anziani o raccontare ai più giovani e riguarda la destinazione di quell'area. Nel Piano Regolatore del 1971 era previsto che se le attività industriali presenti, Bimac, si fossero spostate nella più consona zona industriale l'area sarebbe destinata a verde. Un verde non piccolo che poteva consentire una più facile accessibilità alla riva del Leno e quantomeno un area libera alle spalle del quartiere di San Tommaso.Non se ne fece nulla dato che lo spostamento non fu privo di oneri, e quindi si optò per l'uso edilizio dell'area sebbene attenuato da una destinazione diciamo semipubblica ITEA e Azienda Sanitaria.
Poi le cose si allungarono a dismisura senza alcun intervento risolutivo al fine di completare l'opera e questo a testimonianza della "impellenti" necessità che l'avevano giustificata!
Oggi immagino cosa sarebbe quell'area per la città ma d'altra parte gli urbanisti e gli amministratori del tempo oltre a questa "inezia" sostenevano anche il più che sufficiente dimensionamento delle strade di attraversamento sud nord di Rovereto senza alcuna previsione di potenziamento.
Si veda la mappa di Rovereto nel 1971 si confronti con quella del 1782 e si immagini le differenze. A proposito di strade si osservi il Piano del 1902 ove si vede via Dante e qualche altra strada non attuata il perché mi pare ovvio.

Mappa 1782





Mappa 1902

Mappa 1971






domenica 9 luglio 2023

UNESCO

Monte Baldo patrimonio dell'umanità! Bene direi se ci sono "riuscite" le Dolomiti perché non dovrebbe farcela il Baldo? Sono convinto che ci sono tutti i presupposti per arrivare all'agognato riconoscimento. Magari la severa UNESCO chiederà ulteriori garanzie di tutela ma sono convinto che poi comprenderà che l'area è veramente meritevole e: via!
Si via alla rumba turistica che sottintende una tale dichiarazione ammantata come pare ovvio sia di tutela.
Certificato per incrementare un turismo ormai abituato ad emozioni tanto intense quanto superficiali e che soprattutto non incidono realmente nella vita e nelle abitudini di ognuno.
Anzi proprio il turismo di massa continua quell'opera schizzofrenica fra una vita ben regolata e scandita da una parte e la voglia di nuovo ed avventuroso che ci accompagna dall' altra.
Il denaro regola ormai sia la prima parte ed evidentemente anche l'altra. E ahimè UNESCO è diventato nel tempo certificatore soprattutto della bontà del secondo aspetto che accompagna le nostre vite: la scoperta, la curiosità.
Il turismo ha ben compreso che questa patente fa aumentare le visite, le richieste ed in fondo il reddito di tali aree. E quindi? Che male mai ci sarà? Il turismo da da vivere a molti soprattutto nelle zone dichiarate patrimonio dell'umanità!
Che male mai ci sarà? Nessuno per carità ma credo che la vera tutela passi soprattutto per l'assimilazione delle metodiche di vita e di approccio che hanno reso tale quel particolare ambiente, paesaggio, monumento. Il fruirne schizzofrenico ci porta in fondo alla negazione dei motivi e delle cause che hanno reso tale quella bellezza.
L'esempio delle ferrate, dei ponti tibetani sta lì a certificare che le difficoltà le inevitabili rinunce che le montagne richiedono possono essere vinte. L'uomo domina tutto: monti, pareti, gole, forre, orsi, lupi, zecche!
La natura è diventata sempre più la contrapposizione teorica del vivere quotidiano, la via di fuga o di compensazione del nostra "normalità" ed il tutto naturalmente con un buon incremento del PIL.
Se poi la dove ci sono importanti siti patrimonio dell'umanità c'è o c'è stata una guerra nessuna tutela o iniziativa turistica si va ad incentivare che redditi mai porterebbe?
Come vorrei ci fosse un ente certificatore di un "patrimonio di due gatti". Forse si salverebbe quel patrimonio!

domenica 8 gennaio 2023

sabato 7 gennaio 2023

sviluppo

Sto seduto su una nuda pietra lassù in alto a gustarmi gli ormai ultimi raggi di sole. È sin troppo caldo ed il viso si sta arrossando quasi fosse estate.
Guardo Itaca laggiù in basso dove ormai il sole non arriva più alla finestra della cucina ma fortunatamente inonda ancora il tetto.
Il camino fuma dei legni secchi posti nella stufa prima di partire.
Leggo di notizie infinite ed in fondo sento che questo luogo mi aiuta a quietarmi ed a relativizzare.
Leggo di nuove strade, leggo di piste da sci piene di gente, leggo di ospedali da "rifare", leggo di parole infinite e forbite per non dire nulla.
Ma dove sta andando questa mia terra?
Sviluppo, sviluppo, sviluppo: ma di che cosa e per che cosa?

Itaca


martedì 29 novembre 2022

lupi

Ieri notte ho avuto visite alla mia Itaca! Gradite visite....
Yesterday night welcome neighbors to my Itaka...




 

giovedì 8 settembre 2022

alba

Alle sei e un po' più, una lieve luce sembra accarezzare quel muro in sassi che chiude la mia stanza rendendolo uniforme invece che esaltarne tutti i diversi pezzi legati solo qua e là da quel che rimane del vecchio letto di intonaco.
Sento quasi dei passi e mi chiedo se sono i ghiri che mi fanno compagnia normalmente ma poi comprendo che l'acqua cade con grosse gocce sulle tegole. Sembra prender forza ma dopo un po' sembra fermarsi ed il silenzio ritorna nella stanza di sassi circondata.
Mi giro nello scomodo vuoto letto IKEA cerco un po' di fresco nel cuscino tormentato tutta la notte. Mi rigiro. La pioggia fuori sembra prender forza e la immagino correre nelle grondaie e poi giù nei due pluviali ed infine dopo il filtro entrare nella cisterna di pietra che con tanta fatica ho reso stagna ormai un bel po' di tempo fa. Mi alzo. Indosso le solite cose e gli scarponi che ormai sono quasi me. Apro la porta in vecchio legno ed esco sul balcone. Grigio! Forse laggiù un po' di bianco più luminoso ma di là verso nord, il grigio si fa nero.
Il verde che sta sotto il grigio è diventato tutto uniforme e non distingui più nessun albero ma vedi solo il bosco. Magia di questa alba che rende omogeneo alla vista tutto ciò che da mille entità è composto. Vorrei che non solo la pioggia e l'alba fossero capaci di questo. Vorrei un regalo oggi che tutti noi fossimo come quei sassi o quegli alberi persi in un muro o in un bosco. Domani il sole ci regalerà ancora le differenze ma oggi è la pioggia e la luce lieve che ci accompagna.

Lago di Cei




domenica 14 agosto 2022

muro

Questa sera sono andato in paese a piedi. C'era festa! C'era gente. Un po' li conosco ormai altri proprio no ma credo per via della giovane età.
Ho mangiato polenta, fagioli e pasta di mortadella come si conviene da queste parti. Ho chiacchierato scherzando con un po' di amici. Ma: ma non era questo che mi interessava descrivere anche se vi assicuro ne avrebbe tutte le caratteristiche positive.
Volevo parlarvi di quel sasso li nella foto e di tutti gli altri sassi che lo circondano e che tengono su quel muro e i terreni che gli stanno dietro.
Che bello quel sasso quasi rotondo, che non c'entra nulla con tutti gli altri sassi che lo circondano che è persino di un materiale diverso e che viene da lontano. Quel sasso sta lì assieme agli altri a tenere su quel terreno. Nulla viene perso tutto è utile al muro.
Metafora di una società che non comprende e continua a voler muri con sassi tutti uguali e ributta a mare quelli diversi.
Povera società, poveri muri tutti uguali senza nulla che ne illumini l'essenza.
Vorrei essere come quel sasso di materiale, forma diversa ma sostenere quegli altri sassi ed assieme fare un solido muro.
Si: muro ad argine delle differenze.



domenica 10 luglio 2022

Marmolada

Marmolada! In questi giorni mi chiedo se dietro a tutta questa esposizione mediatica ci sia davvero il un senso profondo di dolore per le vittime o; o altro.
In montagna, ma anche in campagna, al mare capitano tragedie alle volte forse anche più grandi ma dopo alcuni giorni tutto si acquieta.
In Marmolada no! Alpinismo? Natura? Cambiamenti climatici? Ma? La sovraesposizione continua, presidenti di qua e di là, personaggi da talk show, alpinisti famosi e giù o su continuando.
Penso che la leva sia sul nostro desiderio di essere altro in una vita scandita all'incontrario è ben scandita, dai tempi dell'ufficio, del lavoro, degli spostamenti ed anche ahimè del tempo apparentemente libero che viene concesso e naturalmente regolato.
In fondo quel seracco che è venuto giù ha minato certezze con cui il turismo di massa ha costruito i suoi stereotipi fatti si di avvenuta ma anche di sicurezza lasciando l'illusione di essere diversi dal Fantozzi che al contrario hanno o abbiamo costruito in noi.
I media sono bravi a cogliere le paure e naturalmente sanno che la paura è un forte collante per noi umani.
Ed allora giù, avanti con ghiacciai, guerre (ma in fondo ora non più tanto...), carestie, pandemie, inverni senza riscaldamento, invasioni di berbere popolazioni da tenere lontane con ogni mezzo.
Di una cosa sono sicuro che ora in Italia la parola Marmolada è conosciutissima e così fra non molto sarà ancora più oggetto di curiosità ed attenzione incrementando i turisti in quella zona.
Zaia e Fugati non so se lo hanno capito scientemente, ma certo sono stati bravissimi a tessere la rete più ampia possibile.
Mi lamento ahimè ed ho coscienza che anche questo rientrerà nel fiume delle cose che altro non faranno che ingrandire lo "spettacolo" ma ancora non ho trovato altra strada. Forse il silenzio definitivo lo potrebbe essere una soluzione ma poi penso agli oppositori di Putin e mi dico che almeno li c'è qualche oppositore qui non si sa bene nemmeno a chi o a che cosa opporsi: forse a noi stessi!

mercoledì 6 luglio 2022

lavello

Ho scoperto che il mio lavello in acciaio inox posto all'estero, è diventato il cimitero per una infinità di ragni, grilli ed insetti vari che non conosco.
Attirati dall'acqua che seppur minima si deposita sul fondo, questi insetti si lasciano cadere sul fondo convinti di riuscire a ritornare su grazie alle loro lunghe zampette che in ogni dove riescono a fermarsi.
Si: in ogni dove ad esclusione dell'acciaio inox.
Sorrido pensando che alle volte, forse troppe ultimamente, noi nel senso di umanità, siamo come quegli insetti che si lasciano andare sul fondo del lavello in acciaio inox non sapendo poi come uscirne.
La differenza fra quei poveri insetti e noi è la telecronaca che i media proprinano in ogni ora e luogo circa le responsabilità di chi ha messo lì il lavello di acciaio inox.
Vogliano l'acqua facile come quel grillo? Vogliamo l'avventura? Vogliamo "conquistare":la cima? Bhe credo che in fondo siamo come quel grillo che ora cerca affannosamente di risalire.
Capita. È ovvio ma si può sempre pensare che un chi che sia giudice ci dirà la verità e troverà i colpevoli del troppo liscio così da fare "giusti" risarcimenti.
Siamo peggio di quel grillo dato che lui si è infilato nel lavello per un bisogno essenziale: bere! Noi ormai ci infiliamo nei lavelli vari per il bisogno di essere altro rispetto l'infinita di grilli esistenti.
Penso sempre quando cammino per i monti o ghiacciai, alle parole di una vecchia contadina montanara che mi obbiettiva ogni volta la ragione del mio andar per monti senza alcuna ragione essenziale legata alla vera esistenza. Produrre qualche patata, fare un po' di legna, raccogliere qualche frutto, cacciare qualche animale tutte cose proibitissime ora ma che davano un senso alla montagna come parte della vita.
Ora, che della "vil materia" possiamo fregarcene ci rimane l'essenza alta dello salire: il nostro ego!
Ed allora silenzio se capita quel che sempre è accaduto ma che mai ha toccato gli uomini tesi al quotidiano se non non in forme del tutto prevedibili come un naufragio.
In fondo loro come i nostri vecchi, rischiano per poco o nulla: un tozzo di pane!
Ad altri è permesso di rischiare per l'essere di più ed allora: benvenuti la dove si è più.... più.... più poveri.

PS: il grillo ne è uscito aiutato da legnetto ho paura che legnetti nessuno ce li allungherà.
PS: ho visto che la protezione civile ha messo i cartelli per vietare la montagna: si insomma sto pensando di denunciare tutti gli insetti che si avvicinano al mio lavello...e che diamine! Così si risolve il problema!



giovedì 9 giugno 2022

Vajolet

Ieri sono tornato alle torri del Vajolet dopo credo 40 anni. Da giovane ci bazzicavo spesso; mi piaceva scoprire quelle rocce solitarie, quell'equilibrio che ti consentiva di salirci su per affrontare la tua voglia di sfide giovanili. Ho rivisto e percorso quella fessura della Stabler e ho pensato a Preuss alla sua fragilità giovanile che lo resero poi un forte scalatore ed a quella via che lui aveva aperto senza tanti chiodi e che 40 anni fa risalivo faticosamente.
Poi dopo tanti ricordi ho guardato la realtà odierna. Ho pensato alle incazzature di Preuss per qualche chiodo mentre "ammiravo" una potente teleferica costruita non so nemmeno perchè forse per restaurare, costruire, ampliare, portare vino e birre ai famelici turisti.
Mi chiedevo come si fa ad autorizzare tanta potenza e soprattutto per cosa? Per lucrare un po' di denaro ai turisti ormai diventati una massa incontenibile? Per quanto tempo in un anno? Due mesi?
Povero Preuss! Oggi gli dedichiamo un rifugio pure chiuso.
E mi chiedevo dov'è la gloriosa SAT a difendere un ambiente che se ne sta andando o che già è altro perchè come insegnava Croce, l'ambiente naturale non esiste se non perchè gli contrapponiamo quello da noi costruito. Ora al Vajolet vogliamo far coincidere il naturale con il costruito così i turisti si sentiranno più sicuri e coccolati.
Per carità vi prego fermate tutto! Lasciate i monti li e che sia il desiderio di scoprire, esperimentare, trovare l'equilibrio a spingere le persone ad andarci e non la comunicazione per far si che qualcuno giù in valle diventi più benestante.
Togliete quelle funi! Non è un problema di sicurezza è il solo modo che la montagna conosce per difendersi da noi umani che tutto vogliamo dominare, gestire ed assimilare per rendere uguale a noi che poi ci facciamo la guerra!
Fermatevi di ferrare sui monti vedrete che pur lentamente si fermerà anche la guerra o forse no perchè sperare è l'unica cosa che ci rimane.


venerdì 3 giugno 2022

arte Sella

Erano più o meno 18/ 20 anni che non andavo ad arte Sella! Complice la buona giornata, ci sono ritornato!

Un tempo si camminava liberamente e si scoprivano le opere sparse qua e là un po' per fortuna un po' per la curiosità di scoprire come dovrebbe essere per l'arte o per le cose della vita che poi alla fine fine sono della stessa sostanza.

Oggi è tutto diverso! A partire dall'ingresso e non tanto per il biglietto quanto soprattutto per la fascetta di rosso dipinta che ti costringono ad indossare al fine di "agevolare" i controllori e sulla cui superficie sono impressi, in modo artistico per carità, numerosi logo Montura!


Confesso che pagare 9 euro per diventare testimonianza di Montura non mi è sembrata una grande idea artistica ma ormai si sa, che arte e denaro, peraltro come da sempre, vanno di pari passo: forse in fondo con il denaro avanti a precedere l'infinità creatività.

Una volta entrati ordinate frecce ti indicano il percorso che attenti stuarts ti avevano informato essere di 45 minuti. Un tempo perfetto né troppo breve né troppo lungo da dedicare alla nostra sete di arte!

Le tosaerba erano al lavoro con il loro ronzio e mi chiedevo quale opera fosse dato che non trovavo il cartellino che ne indicasse titolo, autore ed anno.

Certo la foresta come l'arte, va curata e resa vicina alla nostra vita quotidiana ed ai nostri giardini così come i percorsi da cui giustamente non uscire dato che tutto ed ora anche l'arte, deve essere ordinato e regolato.

Non mi soffermo sulle opere. Alcune poche, dicono, altre sussurrano sommessamente, altre son altro e forse una mi è sembrata raccontare la storia di questa idea che in origine era vera e che oggi è: "apparenza" come quei fori che dicono altro rispetto al tronco su cui son incisi.


I cartellini esplicativi dell'opera ben evidenziato il logo questa volta non di Montura, ma di Dolomiti energia. Debbo confessare però che ho riso beatamente quando arrivato ad una installazione dal titolo "Memoriale della luce che fu" ho notato lo sponsor per l'appunto Dolomiti Energia!


Secondo me assieme alla tosaerba una delle combinazioni più "artistiche" del giro.

Eh sì l'arte ha bisogno di essere guidata sia nel suo divenire, percorso, sia nel suo essere, sponsor.

Evviva l'arte! Quest'arte! Che tutto regola ed ordina così come l'uomo a cui è destinata.

lunedì 30 maggio 2022

"sporco ricco yankee"

Quest'oggi sono corso a fare la spesa e fra le altre cose, rifornirmi di gelato che mi piace gustarmi finita la cena e sistemata la cucina.
Al banco dei surgelati c'era una vecchietta, solo qualche anno più di me, che stava guardando con attenzione almeno così io ho pensato, le varie confezioni di gelato. Mi sono fermato accanto ed ho atteso senza pazienza che la signora finisse.
Quando la signora si è accorta della mia presenza si è subito ritratta e scusata invitandomi a servirmi cosa che ho fatto prontamente conoscendo benissimo il gusto che volevo.
La signora vista la mia scelta mi ha spiegato che cercava di capire il costo al kilo del prelibato gelato. Ho risposto gentilmente che la bontà ne valeva sicuramente la pena e di non badare troppo al prezzo soprattutto delle cose buone. Ci siamo sorrisi ed abbiamo continuato gli acquisti.
Poi, poi un dubbio atroce mi è sorto ed il cuore si è fermato. Il mio essere benestante mi consente di non soffermarmi troppo su pochi centesimi e mi sono sentito male per la povertà che li ho incontrato e non capito come ahimè capita spesso a chi gode del privilegio del benessere.
Fino a ieri tutto questo lo comprendevo e lo vedevo quando operavo nei paesi più poveri ma oggi quella signora mi ha riportato ad una realtà che certo esiste anche in Italia e che il più delle volte mi sfugge tutto preso dal fare e non dal curare.
Sapete: so di essere come mi definisco sempre uno "sporco ricco yankee" ed ho sempre considerato questo una sorta di richiamo a me stesso verso l'attenzione ai meno fortunati ma oggi ho sentito e capito che sono sempre ahimè "uno sporco ricco yankee": perdonate!

cava


Da un po di tempo sul fianco destro della Vallagarina si sta aprendo ed allargando sempre più una "ferita" ben visibile da ogni dove.

Una cava!


Per carità nulla di male. Lo scavare pietre credo sia uno dei più antichi lavori almeno da quando qualcuno voleva attraverso quello che poi abbiamo chiamato architettura, affermare la propria potenza e/o superiorità.

Certo mille volte meglio della guerra ma in fondo le ragioni forse sono sempre le stesse.

Comunque torniamo alla cava il cui materiale deve essere proprio prezioso per colore e consistenza tanto che da notizie sembra che in Arabia ne sia stato esportato un bel po' prima che la crisi petrolifera consentisse ai Sauditi di potersi permettere lastre marmoree ben più preziose per pavimentare le loro architetture

Il monte sulle cui pendici si scava si chiama "Dos del Gal" sulla cui cima vi sono numerose ed importanti postazioni che costituivano la prima linea italiana durante la grande guerra.


La cosa interessante è che detto "dosso" da sempre costituisce una fonte interessante per il materiale di cui è composto. Un centinaio di metri più in là della nuova cava possiamo infatti trovare una serie di tramogge per la selezione del materiale ormai abbandonate da anni. Il materiale arrivava lì attraverso un percorso fatto di tubazioni quasi aeree che dal fianco della montagna portava il materiale in basso dove veniva lavorato.


Ma? Ma cave sopra proprio non se ne scorgono al contrario di quella realizzata oggi più in basso.

Sorpresa: in passato quando non esisteva tutela del paesaggio, SIC, Patrimoni dell'umanità, e quant'altro destinato a "proteggere" burocraticamente l'ambiente, i più saggi cavatori di allora scavano il materiale dall'interno della montagna senza alterarne almeno visivamente, la forma. Una miniera insomma!

Verso la cima del dosso si può ammirare una piccola porzione di come in passato si procedeva con gli scavi. Solo qualche piccola differenza mica c'era la cultura paesaggistica ed ambientale di oggi che diamine!


Se poi, ma è assolutamente vietato, entrate in profondità di quella cava che forse sarebbe meglio chiamare miniera, vi accorgerete come quel dosso forse altro non è che una groviera che nelle sue viscere nasconde spazi infiniti in cui proprio per le dimensioni è pure facile perdersi.


Alla base del dosso ci sta la ex Montecatini ed il combinato disposto di quella immensa costruzione e delle infinita miniera del dosso potrebbe suggerire brillanti idee per lo "sviluppo turistico" della zona.

Forse la cava ci può in fondo salvare per l'appunto da idee di sviluppo sostenibile che di questi tempi sembrano abbondare nelle menti degli sviluppatori.

mercoledì 25 maggio 2022

orso

Particolare della volta con quadro a Sant Romedio

Oggi casualmente ho trovato aperta una chiesetta che da sempre guardavo curioso dall'esterno per la semplice forma ed il composto portale.
È da così tanto tempo che vedevo quel portone chiuso che vederlo socchiuso oggi mi ha emozionato un po' e così mi sono scordato di fotografare l'esterno la chiesetta o cappella come sarebbe forse più corretto dire.
Dentro la complessa semplicità della pianta circolare che va a chiudersi in una cupola ottagonale con preziosi capitelli che segnano la saldatura fra il basso e quello che si spinge verso l'alto.
L'altare chiuso come di conveniva per i tempi in cui il tutto fu costruito, pur essendo corretto e prezioso non raggiunge l'emozione che l'aula sa dare.
Forse in quella grata e la forte ed ordinata aula sta anche la separazione che al tempo esisteva, ed esiste, fra chi "governa" e chi governato lo è.
Dato che ormai molti mi stanno dicendo che sto diventando sempre più "orso" e confesso con voluta attenzione, essendo la cappella è dedicata a San Romedio penso che un po' mi appartenga pure.
Sorrido: perdonate la mia orsaggine!
Ecco qui le povere foto che poco possono raccontare dello spazio che fortunatamente ha tre dimensioni che si possono percorrere.
Volta centrale
La cancellata

venerdì 6 maggio 2022

finito

Ho finito! Si non proprio tutto dato che è meglio lasciare qualcosa ancora da pensare e fare quasi sia una porta verso il domani.
Ma ho finito. L'acqua corre dalla cisterna al lavello, accendo il gas, il sole trasformato con batterie ed inverter, illumina le due stanze e da energia al piccolo frigorifero per tenere in fresco le birre.
Sto seduto sui gradini di legno della ripida scala, ascolto il vociare di invisibili uccelli e nessun altro suono. Non un motore solo forse di qualche aereo lontano. Non una voce. Magia della solitudine che riempie da sempre i pensieri ed il tuo cercare.
Leggo qualche notizia ma mi stanco subito. Pare che questo mondo non sia più in grado di sorprendermi eppure all'apparenza sembrerebbe pieno di novità ma in fondo sembrano cose di sempre.
Qualche cima di montagna magari più alta di 8000 m. da conquistare: qualche record da battere: qualche palato da inebriare: qualche luogo da magnificare! E poi mi chiedo se a tutto questo apparire non sia in fondo generatore dei nostri mali, delle guerre.
Anche questo mio scrivere lo è! Lo so e mi chiedo se continuare o chiudere tutto, scendere dalla scala e tagliare un po' di legna per il prossimo fuoco.
Vorrei che la prossima impresa fosse la "conquista" di un punto nel nulla di steppa piana ed infinita. Vorrei che il record fosse la capacità di stare seduti ed ascoltare la natura; vorrei che un po' di pane e formaggio fossero come le lenticchie, un piatto da re; vorrei che i luoghi ci inebriassero per quello che ci raccontano e non per quello che ci raccontano di loro.
Vorrei non apparire, vorrei che il non essere ci salvi dall'essere e dalle sue guerre.
Ora scenderò dalle scale e farò i conti con questa mia assoluta incapacità di non essere che solo questo mio luogo magico mi sta aiutando ad accettare.

Fontechel


martedì 4 gennaio 2022

vetri

Ho messo i vetri semplici ad Itaca. È stato persino difficile trovarli oggi che una tecnologia standardizzata produce tutto per fini economici. Ma oltre l'economia, il denaro le cose dovrebbero riscaldarci il cuore. Ed oggi quei vetri non certificati, che sembravano rompersi quando li ho inseriti nel povero telaio, che qualche tecnico certificato con un cenno del capo compativa una mia inusuale richiesta, oggi dicevo ho realizzato, visto, tirato fuori da un cassetto lontano della memoria una storia che certo i certificati doppi o tripli vetri mai ci racconteranno e mai racconteranno ai bimbi che verranno.
Il vetro prima in alto, poi più lentamente in basso, si è appannato. Che emozione! Il dito è andato subito a cercare un disegno che presto sarebbe evaporato. Quanti disegni da bimbo sui vetri di via Conciatori sono ritornati li su questo vetri non certificato.
Poi, quando dentro il caldo incominciava ad misurarsi con quello del tuo corpo, la condensa in alto tremante improvvisamente si radunava come un manipolo di combattenti e vinta una resistenza che per anni mi son chiesto da dove venisse e che poi scopri finalmente chiamarsi liminare, e giù lungo il vetro sino al telaio raccogliendo altri vapori li condensati che solo quel manipolo di audaci sembravano aspettare.
Una riga di luce fra quella nebbia solcava il vetro di nulla certificato, antieconomico, antirazionale, anti tutto ma che mai sostituirei per un anonimo e saldo vetro certificato che ahimè vorremmo alle volte certificasse le nostre vite che al contrario sono come quella goccia di condensa che rapida è arrivata giù al telaio ma che una traccia ha lasciato nel suo passaggio.

giovedì 26 agosto 2021

fondazioni

Guardate questo sasso! È tutto il mattino che pulisco il muro interrato della mia Itaca. Sono arrivato sino alla roccia su cui poggia! Un po' come me che invecchiando conosco sempre più i miei fondamenti.
La faglia scende veloce e ci sono due fessure che l'attraversano quasi a ricordare come le fondazioni, come la vita, siano alle volte fratturate. Ma, ma quel sasso scavalca in un colpo quelle fratture e anche se per pochi centimetri appoggia sul piano della roccia compatta. Chi l'ha messo lì sapeva costruire! Poi sopra, lentamente ha raddrizzato i corsi con pietre meno lunghe ma forti come devono essere quelle d' angolo.
Vorrei che quel murature insegnasse si forse anche la statica ma soprattutto l'equilibrio nel vivere che mi pare ahimè perduto in comodità ed apparenti conoscenze che poco han a che fare con l'equilibrio delle masse siano esse di pietra che di carne.

martedì 17 agosto 2021

Sorna

Visit Rovereto che si definisce "sito web locale e relativo ai viaggi" ma che gli opportuni links rimandano alla Azienda per il turismo Rovereto e Vallagarina ha condiviso il 14 agosto un post relativo ad una "escursione per chi ama la natura" "nel canyon scavato dal torrente Sorna alla scoperta di antiche miniere, ponti sospesi sopra scuri abissi, grotte fiabesche e lisce gole scavate e modellate dall’acqua".
Tutto vero confermo. Ahimè confermo. A parte i "ponti sospesi" realizzati recentemente in acciaio mutando gli originali percorsi dei minatori dato che i turisti mica debbono comprendere ma solo fruire il resto è assolutamente vero.
La valle è una delle più affascinanti del basso Trentino e ne andavo così orgoglioso che quasi mandavo a quel paese le splendide vallate Dolomitiche o del Brenta ormai piegate da una logica turistica che le ha ridotte ad una sorta di parco divertimenti.
Da anni me ne andavo solitario o con qualche amico, su per quel torrente che nessuno quasi nota ma che dopo un centinaio di metri trasforma un ambiente suggestivo, forte, incontaminato.
I percorsi non c'erano: solo il torrente da seguire finché te lo consentiva e poi ritornare e trovare un altro passaggio per continuare. Mai una volta il percorso era uguale a quello precedente. Qualche volta ti infilavi dentro l'acqua sino al torace, altre volte di innalzavi su per pendii rocciosi.
Una magia concordo ahimè con "visit Rovereto" ma c'è un ma. Ora c'è "visit Rovereto" e l'escursione il turismo è o sta arrivando anche qui alla Sorna.
Per 12 euro vi ci portano. Avventura? 12 euro. Direi ne vale la pena il prezzo è modico. Basta tagliare qualche pianta, mettere qualche corda con nodi ben distanziati, qualche chiodo di sicurezza e magari qualche caschetto per le miniere. Il turismo è servito. Ma la Sorna? La Sorna che dice? Il Parco del Baldo mette firme e cartelli che diamine si vada avanti con il turismo.
Le cose belle si possono condividere per carità ma rendere tutto facile è come prostituire i luoghi. Poi chi si importa se la dove la Sorna esce dallo splendido canyon, c'è una vecchia costruzione industriale ormai chiusa non ricordo da quanti decenni e di cui nessuno e men che meno "visit Rovereto" se ne occupa vista la inutile bruttura.
L'importante è vendere quello che di prezioso c'è per il resto meglio non guardare o certo non fare accattivanti video. Al Ponte del Diavolo, ma anche a Crosano e Cornè, c'è un antico capitello malamente o per nulla restaurato e protetto e c'è una flebile immagine di san Giovanni Nepomuceno protettore dei fiumi dove il re di Praga, lo fece annegare.
Spero che il Santo protegga la Sorna da "visit Rovereto" ma ho quasi certezza che al contrario "visit Rovereto" potrebbe pubblicizzare a Praga la Sorna vista la copiosa presenza del santo Boemo.






domenica 4 luglio 2021

Sant Uldarico

Ieri per una fortunata coincidenza, mi trovavo a passare per la valle di Cavedine diretto verso Drena. Al passo Udalrico ho notato che tre persone stavano armeggiando con la bella porta d'ingresso della chiesetta che da sempre sta lì ma che mai avevo visto aperta.
  

Ho accostato ed ho chiesto di poter visitare la chiesetta pensando di trovare una dignitosa cappella di epoca barbarica come molte attorno. Ma! Ma la sorpresa entrando non è stata nella architettura seppur dignitosa, ma negli affreschi che circondano la curva absidale.


Mi sorprende sempre scoprire luoghi, architetture, edicole o pitture che raccontano molto della nostra storia e del nostro legame con il mondo che ci circondava e che oggi ahimè, al contrario sembra vogliamo chiudere alla nostra conoscenza.
Mi chiedo sempre se per la protezione di queste opere, la strada del chiuderle alla vista sia la più consona. Forse la tecnologia o anche una attiva presenza di qualche volontario magari aiutato ed incentivato a tener aperte questi piccoli ma importanti capolavori potrebbe farsi strada ed essere organizzata.
Due agosto 1547 sta scritto alla base dell'opera che rappresenta una Madonna con in braccio il figlio. Quello che mi ha rapito però è stato l'osservare l'uccellino che Gesù sembra quasi afferrare per le zampette.


Probabilmente un cardellino dato che Raffaello lo aveva dipinto in una famosa tavola qualche decennio prima.
Se andate a vedervi quella di Raffaello e la confrontate con questa vi rendete conto della diversa abilità dei pittori ma ciò che sorprende è la permeabilità del sapere fra luoghi anche molto distanti che forse oggi per certi versi lo sono di più nonostante social e cose simili.
Accanto alla Madonna con Gesù ci stanno San Pietro con la chiave, Sant Antonio Abate con il maialino ai piedi ed alla destra Sant Udalrico con vicino Giovanni Battista.
  


Attorno a queste figure centrali stanno una serie di immagini che raccontano molto della storia della fede cristiana. Ci sono i quattro evangelisti naturalmente poi Sant Agostino e Sant Ambrogio.



Ho scoperto più tardi che il 4 luglio è la ricorrenza di Sant Udalrico e penso che a Lavis abbiano fatto festa ma mi sorprende osservare come Udalrico abbia fatto della capacità di mediazione e dialogo la sua più importante qualità.
Poco importa se questi capolavori rimangono persi o nascosti nelle nostre contrade. Testimoniano unicamente come l'emozione del sapere sia oggi posta dopo le esigenze di un turismo di massa fatto per lo più di fugaci emozioni fisiche.