Visualizzazione post con etichetta Balcani. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Balcani. Mostra tutti i post

lunedì 29 maggio 2023

ponte

A Zvecan nella parte serba del Kosovo, ci sono passato esattamente l'8 ottobre scorso!
L'informazione fa al solito, scarsa informazione dato che Zvecan altro non è che "l'entroterra" di Mitrivoca.
Ci sono passato perché so che sarà lì che la scintilla ci sarà.
A Zvecan una ragazza con cui condividevo il sedile del bus, mi raccontava della vita difficile solo per poter studiare nella sua lingua.
C'era una sorta di rassegnazione nei suoi atteggiamenti ma so che basta poco per infiammare lo scorrere della vita.
Oggi la TV ci ha informato ma ho quasi la certezza che sia per gli alpini che ahimè sono stati messi lì in mezzo e non delle profonde divisioni che tormentano quella terra e che "qualcuno" ha risolto mettendo i problemi come la polvere sotto lo zerbino.
Ormai siamo pieni di zerbini pieni di polvere e l'importante che siamo convinti di essere "ragione" per tutto e tutti.
Volete una meta per le prossime vacanze? Andare a Mitrivoca sedetevi in bar di là e poi passate il ponte e sedetevi in bar di qua. Guardate, parlate, chiedete. Forse un po' di polvere la togliete!


Mitrovica
Mitrovica 11/12/1999

venerdì 24 febbraio 2023

Zidani Most

A Zidani Most c'è un bivio! Una linea segue la madre Sava e se ne va verso la Croazia e poi verso Belgrado dove finalmente si butterà nel Danubio. L'altra linea gira su verso Maribor e l'Austria seguendo la Savinja che credo significa piccola Sava.
La valle è scavata tra ripidi fianchi dall'acqua verde e veloce della Sava. Ho l'impressione che quell'acqua abbia una lunga storia da raccontare anche se ormai di storia più non si vuol parlare.
Al Zidani Most ci sono tre ponti ma quello che porta storia è quello più stretto, con più archi e le spalle di pietra larghe e forti. L'ho percorso lento guardando ed accarezzando le sue bianche pietre quasi ad accarezzare la storia che di lì passò.
A Zidani Most andateci, fermatevi, guardate! Non c'è nulla, non ci sono turisti, non c'è ristorante, non c'è albergo ma c'è storia ed un po' di sloveni che vanno di qua e di là.
Se poi entrate nella calda sala d'aspetto della stazione ammirate le panche socialiste o titine se vi va meglio, ed un altro pezzo di storia e d'arte vi seguirà.






giovedì 13 ottobre 2022

porte

Sono finito in un ristorante iraniano!
Riso con cardamomo, arachidi, uvetta passa, bisi, chicci di mais!
Fagiolini, quelli piatti, con pomodoro ed albicocche secche.
L'insalata forse normale ma con qualcosa di secco e dolce dentro che la fa diventare altro.
Se non mangi tutto il pelato e grosso tipo che porta al banco e ritira i piatti ti fa un cazziatone degno di cause per noi occidentali, più importanti ma che in fondo si possono attribuire allo stesso principio di avanzare un cibo.
È arrivato il pollo, non sono ancora vegetariano ma vi assicuro che qui lo si potrebbe diventare, ma il pollo con lo yogurt e non so che altro, mi mancava.
Come mancava il viaggio, gli incontri, i punti di vista diversi, le parole che fai fatica a leggere per un alfabeto che è identità di una grande parte di Europa ma che ci ostiniamo a non conoscere. Esercizio infinito della mente per trovare risposte ma che come porte appena aperte, ti mostrano altre infinite porte.


mercoledì 12 ottobre 2022

Vesna

Stazione autobus Skopje peron 1 autobus per Sofia. Mattino presto, pioggerellina, un po' di buio, gente seduta ad aspettare come solo in una stazione di autobus è possibile. Ho preso un po' d'acqua e dei salatini e la signora mi ha dato la password del WiFi.
Guardo questa stazione e lascio Skopje ancora per una volta. 
Ieri poi ho rivisto Vesna erano 23 anni che non ci vedevamo era una delle interpreti che mi accompagnavano durante quell'anno. I fili che si tessono rimangono e ci siamo raccontati io non sapevo lei avesse una figlia lei non sapeva dei miei. Allora era altro che ci prendeva.
Vado chiamano il mio bus!

Il ponte sul Vardar

Ambasciata d'Italia

Sant Panteleimon





lunedì 10 ottobre 2022

evoluzione

Era un po' che non tornavo a Peja/Pec. Ho ripercorso la val Rugova che ricordavo quasi Immacolata nella sua bellezza e che ora trova edifici in ogni dove. Sono tornato a sedermi sotto quel gelso che grondava succo di more come fuori grondava il sangue. Ho cercato la vecchia casa Serba che avevo preso in affitto per salvarla dalla furia della vendetta. Oggi è sparita portata via da costruzioni che nulla hanno a che fare con questo luogo ma con una "cultura" affaristica occidentale.
Al negozio del pane dove mi fermavo un tempo ho preso un po' di pane e mi son messo a chiacchierare.
Un chilo di pane costa 0,60 € una notte in albergo arriva a 100,00 €. Mi chiedo dove sta andando questo Kosovo? Gente povera da una parte gente ricca dall'altra ma le "colpe" si cercano altrove come al solito. Ma? Le casette che avevamo aiutato a ricostruire sono sparite ingoiate da una speculazione selvaggia. Tutto è cambiato fatto salvo l'assoluta confusione dei cavi elettrici tale e quale quella di allora. Alle volte per comprendere basta fare i marziani ed in luogo dei scintillanti negozi seguire i cavi elettrici.
Mi chiedo a chi vendano tutti quei vestiti e scarpe. La gente mi pare vestita come sempre.
Forse una società un po' schizzata e d'altra parte se si fa un monumento a chi si è fatto fare un servizietto sotto il tavolo altro non può essere. Io se fossi D'Alema vorrei il mio monumento magari qui a Peja dove abbondano da pochi anni a questa parte. Cavolo anch'io ho bombardato Belgrado!
Ieri sera poi fortunatamente ho ritrovato la gente del Kosovo che ricordavo, poveri come sempre, dignitosi, ospitali come non mai.
Arrivando a Rausich un uomo mi ha guardato e...."Fabio...." Aveva 12 anni quando arrivai qui ma sentirti chiamare è stata una magia che mai mi sarei aspettato. 
Faleminderit!

Vecchi amici Kosovari

Il Patriarcato

La Val Rugova

Il gelso

Oggi

Vecchi lavori


domenica 9 ottobre 2022

soluzioni

Ieri poi avevo scritto tanto ma la mancanza di connessione e la mia troppa fiducia nella tecnologia s'è portata via tutto.
Al confine per alcuni che confine non è per altri il pullman si ferma. Sale un poliziotto fortunatamente sorridente. Tutti i miei compagni di viaggio tirano fuori la ID card ed il poliziotto le passa per il controllo. Arriva a me con il passaporto e passa anche quello. Poi mi dice che lo prende per il visto me lo riporterà l'autista.
Se ho il visto del Kosovo, fortunatamente di fatto illegibile, non posso tornare in Serbia. Per questo il poliziotto lo marca leggerissimo.
Alle volte le soluzioni semplici sono quelle che funzionano e le soluzioni semplici le trovano le persone semplici. Sorrido al poliziotto e gli dico che se ci fossero problemi ho sempre la carta di identità. Lui sorride e ci siamo capiti.
Ad una ragazza carina seduta dall'altra parte oso chiedere che ID card sia la sua e lei sorpresa mi dice Serba che diamine! Ma Serba di quella parte del Kosovo che altri ritengono altro rispetto la Serbia.
Lei va a studiare giù in una città più grande ed ogni giorno per tornare a casa passa una frontiera che non c'è per lei ma per gli altri si. Pazienza ci vuole e come tutte le minoranze che ho incontrato la pazienza è la virtù principale.
Arrivo in quella città dove il fiume fa da confine vero si troppo vero. Ai ragazzi di qua chiedo delle ragazze di là così come alle ragazze di là chiedo dei ragazzi di qua. Nulla. Ahimè nulla. 100 metri sono un muro enorme ma in Europa non se ne parla si fa come non ci fossero problemi. Ci vuole gente semplice per problemi complessi come quel poliziotto, quella ragazza. Penso che qui ritornerà prima o poi il fuoco ad ardere. Questione di tempo e di situazioni.
Sorrido alla soluzione semplice che di qua hanno trovato per le targhe delle automobili: un po' di nastro bianco e si toglie simboli e scritte di una nazione dove vivi secondo alcuni ma non secondo altri e soprattutto secondo te.
Attraverso quel ponte, guardo quel palazzo con i balconi blu dove 22 anni fa c'erano i cecchini, vedo una camioneta dei carabinieri e mi avvicino. Chiedo! Uno è sveglio e risponde, l'altro più guardingo e diffidente come mai dovrebbero essere i carabinieri o i poliziotti.
Parliamo: chiedi di little Bosnia quartiere albanese al di qua, minoranza che sta in una minoranza di una minoranza. Sorrido scoprendo felice scoprendo che c'è ancora c'ero andato lì quando si sparava di qui e lì là.
Attraverso il ponte cambio lingua ma non cambiano i bar affollati e lo struscio. I ragazzi di la e di qua parlano inglese.
Ciao Serbia ciao Kosovo ciao Balcani terra di confini da togliere così come quelli che stanno dentro di noi.







sabato 8 ottobre 2022

ristoro

Oggi, fra poco, parto per attraversare quello che per alcuni è un confine e per altri non lo è! Poco tempo fa le tensioni sono tornate per ragioni di poco conto ma sempre legate alla volontà di dimostrare la propria fragile forza. Oggi vedrò come va e tirerò fuori i ricordi di anni fa. Non aggiungo altro. Scriverò quando potrò più tardi.
Ho aggiunto la foto dello splendido ristoro della stazione degli autobus





venerdì 7 ottobre 2022

Ponte

Nella libreria di casa c'era un libro con la copertina rigida e di colore verde. Le scritte erano in oro esaltate per l'appunto dal verde. La cosa strana era per me italiano, la fine del cognome in "c" dell'autore.
Lo apri e mi immersi o per meglio dire la storia li narrata mi portò via. È rimasta dentro di me da allora e mi ha fatto comprendere come oltre gli affanni della vita le uniche cose che rimangono sono quelle che costruiamo con forza e vorrei dire intelligenza.
Nelle cose, costruzioni, alla fin fine rimangono depositato i sogni degli uomini che le realizzarono o magari le distrussero.
Sono oggi seduto qui in mezzo al titolo di quel libro, Il ponte sulla Drina, lo tocco e sento delle vite che lo attraversarono magari prima impalando gli uni e poi crocifiggendo gli altri. E lui il Ponte, rimane muto a tutte le coglionate che pure oggi continuano a fare. In fondo lui ne è solo testimone ed altro non vuole essere se non della capacità ahimè rara dell'uomo di attraversare la vita e giungere sull'altra sponda dove correndo accasciarsi al suolo per la felicità di buoni amici in vista.
Grazie Ivo Andric.
Ponte  sulla Drina



giovedì 6 ottobre 2022

salite

C'è una storia che ricordo ogni volta che arrivo qui. Riguarda le salite, le rampe di Sarajevo ma credo riguardi tutte le salite e rampe del mondo.
Per salire verso la sorgente del fiume che poi per metafora potrebbe essere la vita, bisogna fare fatica, molta fatica. Non vi sono scorciatoie al massimo un maggior tempo per rendere la meta più facile. Poi lo scendere sarà lieve, come il nostro lasciare questo mondo, se alla fonte saremmo arrivati e li conosciuto l'amore.

Salita di Sarajevo


Neretva

Questa mattina dopo tanti monti, mi sono dedicato un po' alla storia. Qui Jablanica c'è un museo costruito ai tempi della ex Jugoslavia, che ricorda la battaglia della Neretva combattuta nel 1943 dai partigiani jugoslavi contro le truppe italo tedesche.
Non sapevo che una ampia fascia di questi territori mai fu occupata dai tedeschi che per l'appunto decisero di por fine a questa "libertà". Per questo costruirono un ponte sulla Neretva per poter avanzare fra le aspre valli e por fine all'indipendenza di questa area che viste le montagne vi assicuro sia difficile da conquistare.
Al museo c'era un ordine tedesco che diceva più o meno così: "tutta l'area deve essere considerata ribelle e quindi tutti vecchi, donne e bambini devono essere giustiziati". Quasi mi son messo a piangere.
L'inverno del 43 deve essere stato terribile e niente a confronto della mia tenda gelata di ieri ma che aiuta a comprendere.
Scrivi questo mentre aspetto un autobús che mi porterà a Sarajevo gustandomi il tiepido sole di Jablanica percorsa dalla verde Neretva dove i partigiani resistettero agli occupanti italo tedeschi.




lunedì 3 ottobre 2022

imprevisto

Dietro la curva il pullman si ferma. C'è un camion più avanti di traverso.
L'autista scende e va a vedere. Forse un incidente: chissà? Qualche macchina fa inversione e si comprende che non sarà una cosa veloce.
Poi l'autista torna e nella sua lingua parla veloce.
Per fortuna una ragazza vicina traduce.
I minatori stanno sistemando il tunnel lì vicino.
C'è d'aspettare sono alle 15 e sono le 14.
Scendiamo tutti. Si inizia a parlare: da dove vieni? Dove stai andando? E tu?
Vedo la stessa scena dalle mie parti! Impossibile! Ma come non hanno avvisato prima dei lavori? Ma quanto ci impiegano, non hanno attenzione verso il contribuente....e via così.
L'imprevisto è un dono che consolida amicizie lievi, con l'imprevisto comprendiamo che non è il caso di opporvisi ma di assecondarlo, l'imprevisto ci ricorda del correre troppo delle nostre vite e ci regala quiete.
Beato imprevisto! Sto pensando che bisognerebbe crearne altri.
Ora ritorno dai miei compagni di imprevisto e parlo e penso a Mostar ed al suo ponte che ho visto su, giù, su per un imprevisto e penso alla Madonna di Medjugorje che sta qui vicino e che non ci salvato da questo imprevisto.
Mi chiamano si riparte ...




domenica 2 ottobre 2022

paure

Questa mattina sono sceso a pagare la stanza dove mi ero fermato a Fiume o forse sarebbe meglio dire Rijeka.
Ho chiesto alla signora se ci fossero autobus o treni per Split. 
La signora mi ha sconsigliato di prendere un treno troppo lento e traballante anzi me lo ha proprio "proibito" confermando che anche qui la società del consumo e del veloce ha ormai vinto 
Ma non era questo l'importante che mi ha colpito, anzi affondato. Parlando ho usato sempre la parola Split ma alla fine ho detto sorridendo Split o Spalato. 
La signora mi ha risposto immediatamente "si vede che il vostro nuovo primo Ministro vi ha già educati bene". Ho risposto che per ora il nostro primo Ministro è sempre quello di prima.
Ma la frase mi ha detto molto delle paure antiche che han fatto riemergere oltre che là (Italia) anche qua (Balcani) le nostre recenti elezioni. 
Mi auguro che queste paure rimangano sepolte ma non negate e soprattutto siano sempre studiate sia di là che di qua.

domenica 28 luglio 2019

Monastero

La guerra era appena iniziata! Le battaglie degli uomini in armi sono solamente la sconfitta temporanea degli uomini di cuore. Piano piano si costruisce qualcuno da temere, da odiare e poi quando sembra facile vincere la paura che sino ad allora si è alimentata si attacca. 
Si prendono le armi e tutto cambia ma forse no perchè il silenzio di chi vedeva quell'odio crescere e nulla faceva per chetarlo diviene colpa a cui si cerca rimedio con la nuova azione.
Le strade che prima servivano per collegare uomini ora diventano percorsi attraverso i quali costruire muri. E quei muri di parole, di odio, di astio diventano muri di pietra, di filo spinato, di fuoco. Il silenzio verso quei muri di parole è silenzio per tutti gli altri muri.
Vedo quella strada con macchine abbandonate qua e là. Vedo cumuli di terra che costringono a un zig zag per avanzare. Vedo barriere divelte, sparse a terra. Non vedo uomini o donne o bambini che percorrono quella strada. Vedo immondizia spara ovunque: in guerra tutto è lecito che sarai mai l'essere come bestie. 
Improvvisamente uno slargo: sporco, disordinato, con qualche macchina abbandonata come tutta quella strada di guerra sin lì percorsa.
Un muro di pietre interrotto da un ampio portene di legno e lontano un campanile che dice di una fede forse lì ancora presente. 
Entri e: e un altro mondo ti appare. Il prato è curato ed vialetto è accompagnato da alberi posti a distanza regolare. Nulla fuori posto. Il fiume è entrato da monte ed ora veloce esce fra due argini esce veloce per tornare a combattere la guerra che sta fuori.
La chiesa circondata da lunghe case basse dove qualche monaco si ostina a pregare mentre fuori si combatte. 
Silenzio: solo i suoni del fiume, della campana lenta e degli uccelli di cui son pieni gli alberi come di frutta.
Quel giorno capì in un attimo cosa fosse stato il monachesimo per un povero uomo del medioevo. Luogo dove conservare umanità, luogo in cui conservare arte, luogo in cui conservare pace. 
Ci volle una guerra vera a farmi capire e sapeste cosa darei a che le mie povere parole passano far comprendere quale barbarie stiamo lentamente costruendo ed a cui non ci opponiamo perché forse ci siamo dimenticati della nostra storia, del nostro essere uomini senza le mille paure che ogni giorno ci infliggono per non farci vedere la verità.


domenica 12 maggio 2019

Dobrila

Conobbi Dobrila nel settembre del 1999. Il mondo "normale" si preoccupava del "millennium bag". Lei quando le nostre bombe scendevano su Novi Sad, su Belgrado una delle città più antiche di Europa, ma che ahimè nessuno degli europeisti o sovranisti vuole in Europa, lasciò la tranquilla Parigi ed si presentò al Patriarcato prima che la "vendetta" potesse prendere forza! Le suore erano spaurite, non sapevano bene cosa fare e come spesso accade non conoscendo le lingue tutto si complicava. 
Dobrila venne ad accogliermi. Iniziammo parlando in Inglese ma poi, saputo che ero italiano passo subito alla mia lingua. Mi racconto del patriarcato, delle sue tre chiese, della sua storia, del trono del Patriarca, del Cristo Pantocrátor! 
Mi rapi! Perché era facile comprendere che dietro quella minuta creatura c'era una forza che raramente si trova. 
Mai un lamento della guerra, mai un lamento per se stessa. Il Patriarcato! La storia! Erano nel suo cuore e nella sua mente. 
Le mie obbiezioni circa le scelte di Milosevic non la riguardavano perché i "politici" passano ma le culture no, l'anima delle genti no. 
Quante discussioni sotto quel gelso che "sanguinava" succo di more come il mondo sanguigna di dolore. 
Dobrila mi insegnò la tolleranza, la comprensione della diversità senza servirsi di un odio che solo macerie produce. 
Me ne innamorai perdutamente quando un giorno arrivò al Patriarcato il solito generale US con codazzo di scodazzanti ufficiali, il generale (la figura di Trump rende bene l'idea) pontificava sulle "ragioni" della guerra e sulla "imminente" pace che "l'occidente" avrebbe portato. 
La minuta donna lascio che il generale finisse e poi con una gentilezza ed una forza che mai saprò raggiungere, lo mando in un angolo dove gli ignoranti e presuntuosi dovrebbero stare. 
Noi poveri Europei abbiamo come quel generale US, non compreso che i Balcani sono terra che va conosciuta, amata e "presa" dentro di noi. 
E come diceva qualche altro amico i Balcani sono un confine fra nord e sud, fra est ed ovest, fra religioni, fra culture, fra anime di uomini e che solo comprendendo i Confini possiamo vivere assieme in pace. 
Chi costruisce muri sono gli stessi che non vogliono la pace, il progresso la comprensione perché in fondo le genti sono come noi stessi.
Oggi di Dobrila conosco molto più la storia ma andrà racconta con saggezza ma oggi quella donnina esile è ancora più grande ai miei occhi.



martedì 2 aprile 2019

unica gente

Qualche anno fa, era il 2015, mi ritrovai sullo stesso autobus diretto in Macedonia del nord. Allora l'emergenza era dovuta alla crisi siriana ed all'apertura della rotta per i Balcani che più tardi fu chiusa con congrui finanziamenti al dittatore turco.
Incontrai qui un amico Emanuele Confortin che seguiva quella rotta ed assieme andammo a Prescevo dove la Serbia cercava di fare fronte a quell'emergenza con i pochi mezzi che aveva.
Allora il re dei poveri sovranisti l'ungherese Orban si affrettava ad alzare "muri" di filo spinato. Oggi anche la povera Italia ha alzato i suoi muri fatti di "altro" e forse più pericoloso del filo spinato. 
Attraversare questo mediterraneo e guardare, e ascoltare ha l'unico risultato che seppure attraverso mille bellissime lingue, siamo un unica gente. Buon viaggio.

domenica 28 maggio 2017

Sava

La mia coincidenza partirà fra un ora ed il bello è che nemmeno ricordo il nome del paese dove sto andando ma solo la direzione. Non è molto importante infatti. Lento ho costeggiato la Sava provando ad immaginare tutta la storia che l'ha accompagnata e cosi mi sono perso.
Ora sono seduto nel bar della stazione dove una signora che sicuramente sa cosa fare con gli uomini, serve birre di dimensioni inaudite con evidente sfrontatezza per le "buone" regole salutiste ma non forse per un po' di felicità ai lavoratori che qui paiono ancora sopravvivere con "panze" monumenti alla pivo.

sabato 14 gennaio 2017

Belgrado

Arrivai a Belgrado la sera del due luglio dell'anno scorso. Presi una stanza in un albergo di fronte alla stazione e poi salì verso la cittadella per vedere la dove la Sava si unisce al Danubio e gustarmi uno dei luoghi più antichi di Europa e per questo, con una storia tutta la scoprire.
Poi lentamente ritornai verso l'albergo. e lungo una ripida stradina mi imbattei in una serie di venditori seduti lungo ciglio della strada con povere cose esposte. 
Quello che mi incuriosì fu la la pochezza delle cose messe in vendita, un pacchetto di fazzoletti di carta, una scatola di tonno, un pezzo di sapone. 
Capì che non si trattava di Serbi poveri ma profughi che il fanatico Orban aveva bloccato con la costruzione del muro "a difesa" dell'Europa.
Più giù, nella piazza, vicino alla stazione incontrai altri profughi accampati nel giardino e osservai come ci fosse solo la Croce Rossa Serba con un mezzo per aiutare quella povera gente.
Ora per via del freddo o forse molto più banalmente perché a qualche giornalista è stato detto di scrivere, quel disastro è su tutti i media. 
Ma tanto ci voleva?


lunedì 4 luglio 2016

peron, platform, banchina

Le stazioni dei pulman sono delle cose più belle che si possano trovare. Sono grandi o piccole di solito confuse, anche in Germania, e ci vogliono diversi minuti per capire dove sono i biglietti per le varie tratte, i servizi igienici, il bar con panini che mai mangeresti se non per fame atavica ma che li ti sembrano pure gustosi.
E poi c'è la gente! E li le stazioni degli autobus superano ogni fantasia. 
C'è la figlia che sta andando chissà dove. C'è la madre che accompagna con occhi rossi la figlia che sta andando chissà dove.
C'è la signora elegante che con voce sottile risponde a chissà quale uomo che la sta aspettando alla prossima stazione.
C'è l'uomo che racconta alla moglie dello incontro di lavoro e assicura di non vedere l'ora di abbracciarla assieme ai bambini.
C'è lo studente che fa finta di essere impegnato studiando appunti di matematica in stazione....ma per piacere.
C'è sempre quello che sembra conoscere tutto della stazione e ti viene voglia di cambiargli città e stazione.
E poi ci sono io che aspetto un autobus per Trieste bevendo l'ultima, per questo viaggio, pivo. Ma? Perché ritornare? In fondo questa come tutte le altre stazioni degli autobus sono casa perché il nostro viaggio è un passaggio un incontro, uno sguardo, un sorriso, un grugno L'importante è non indugiare troppo.
Peron, platform, banchina numero.





Vukovar

Vukovar! Probabilmente a molti non dice molto. Non so se mi dice e mi permette di raccontare una verità che per forze di cose è complessa.
La cosa irritante è che ho appena cacciato due Usastsi (forse non si scrive così ma sono i soliti integralisti in questo caso croati) che volevano spiegarmi la storia della invasione Serba e della sopraffazione di quella gente che pensa di aver diritti su terre che solo per un dieci per cento appartenevano a loro. Ed avanti a convincermi che tutto è partito da loro. 
Azzardo un paragone per sillogismo. "eh si i Serbi sono come Israele oggi...." il sillogismi sono sempre efficaci ed il tizio si innalbera oltre misura affermando che sono i Serbi che hanno "fatto sparire" molti ebrei. Aggredisce ed afferma che forse in me si nasconde un Serbo...passi, stamani un Serbo mi ha dato del croato e se un arabo mi da dell'israeliano va bene come se un israeliano mi dice essere in arabo, tutto va bene ma ad un certo punto il tizio afferma che non voglio ascoltare la verità!!!
A quel punto lo invito ad allontanarsi dal mio tavolo in cui si era accomodato senza chiedere permesso ma soprattutto non amo perdere tempo con i fascisti! 
A quel punto se ne va imprecando che sono un Serbo sicuramente. Ora penso e mi sorge il dubbio che non mi stiano aspettando da qualche parte....benvenuti a Vukovar....
Città da dove tutto o quasi è iniziato. Ieri 1991.







domenica 3 luglio 2016

stessa

Giro l'angolo passo attraverso apparentemente ordinati kioski e improvvisamente mi ritrovo ad Abdali in Amman.
Stessa piazza fatta a triangolo, stessi teli di plastica blu a riparare dal sole gli uomini e le donne che sotto si muovono fra mille cose.
Stessi mucchi di scarpe usate in cui non so come, trovare qualcosa di adatto. 
Stessi profumi e colori. 
Ma una differenza c'è! 
Le donne!
La velate, coperte in ogni parte, nascoste all'altrui desiderio qui scoperte con seni prorompenti che ti provocano, capelli buondi e fluenti a farti ricevere sensuali carezze, gambe sottili e lunghe come gazzelle che terminano in sederi ampi come devono essere quelli di una madre. 
Tutto qui! Ma sono sicuro che anche la ad Abdali, in fondo è la stessa cosa. Basta guardare lentamente. 
Anche le case sembrano quasi le stesse di un razionalismo ormai decadente qui di comunista memoria la di capitalista formazione.