mercoledì 20 marzo 2019

marciapiedi

Esci e cammini per gli sgangherati marciapiedi di Amman. Un leggero vento ti accarezza il volto ed attenua il caldo di sole già forte. Le case che ti accompagnano sembrano tutte uguali pur essendo una diversa dall'altra. Ti sei perduto forse ma dentro di te segui una vecchia bussola che per qualche anno è stata spenta ma non ha perso l'orientamento. 
Poi improvvisamente da un vecchio cassetto della memoria salta fuori una scritta, un angolo, una prospettiva ed il cuore ritrova la strada e i tuoi passi diventano sicuri ed un altro cassetto si apre, gira lì a destra poi ci sarà uno slargo. E sorridi dentro di te per la ritrovata strada per il sentirti di nuovo a casa fra mille cose conosciute e vissute. Là un bancomat dove ti infilavi a prelevare, là ZAIN dove ricaricavi il tuo conto telefonico. E ecco il bar all'angolo con la solita musica orientale, il buon caffè, i ragazzi che bigiano la scuola, il profumo di narghilè che composti uomini alimentano con nuove braci. Ritornano gli incontri con Olav, con Hanna con Francisco con Gerard.
Senso di una vita che corre ma mai finisce dentro di te. Non sai bene cosa o chi ringraziare di tante emozioni e poi ti fermi prendi un sorso di caffè, respiri profondamente e continui come sempre finché sarà possibile. insha'Allah!

sabato 2 marzo 2019

prima...who?

Quest'oggi stavo seduto in una stanza con una buona vista verso il mare del Nord.
Accanto a me un uomo decisamente più giovane di me ma ormai formato e saldo nelle sue visioni.
Il discorso spaziava fra mille cose e mille problemi che affliggono a nostro modo di vedere, la società.
Sovranismo, egoismo, ignoranza, incomprensione e la lista potrebbe continuare a lungo e magari per qualcuno non sono nemmeno problemi ma opportunità!
La cosa che mi ha fatto riflettere è stata l'osservazione del mio giovane interlocutore, laurea, master, impegno, tre figli, e gran lavoro nel campo medico per cui con il suo aiuto, se vi viene un cancro lo potete scoprire più rapidamente; diceva: "oggi siamo così pieni di tutto che l'unica cosa a cui siamo capaci di guardare è solo questo "tutto". Non siamo capaci di ascoltare, di condividere profondamente e ci limitiamo ad una apparentemente solidarietà e condivisione che però non va oltre i cinque minuti"
Cavoli quanta verità! Quante volte raccontate fatti, avvenimenti a persone apparentemente interessate ma vi accorgerete che inserendo "altro" nel racconto nemmeno si accorgono. Ci si ascolta sempre più noi stessi e poi magari urliamo contro US first o prima gli italiani ma in fondo se ci pensiamo bene siamo noi stessi che testimoniano "prima la mia famiglia, il mio clan" per non dire "prima me stesso" .
Non credo sia un problema ideologico: no è banale egoismo e soprattutto come diceva il mio giovane amico "mancanza di solidarietà che solo la mancanza di certezze riguardo la vita può regalarci".
Oggi siamo certi di molte cose per cui a poco serve la solidarietà perché in fondo siamo certi di poter fare da soli. Ci possiamo lamentare di molteplici cose ma quel lamento altro non è che un tassello alle nostre infinite certezze che spero prima o poi saranno spazzate via.
Perdonate la mia mancanza di solidarietà se vi propino tutto questo ma scoprire a 1200 km da casa attraverso una lingua non mia che ci sono uomini che seppur diversi per molte cose sono in fondo come noi è sempre rincuorante. ..
Quindi da domani quando sentirete "prima gli italiani" chiedetevi dove siete: prima o a fianco

venerdì 22 febbraio 2019

distintivi

L'altro giorno mi sono imbattuto in un film che raccontava dell'ascesa al potere dei nazionalsocialisti negli anni 30. A parte la ormai usuale "caccia al nemico", allora gli ebrei, oggi i poveri stranieri meglio se di pelle nera, a parte le usuali faraoniche illusioni vendute ai "cittadini": allora come oggi "abbiamo posto ordine, cambiamento" in una società confusa, corrotta, a parte altre mille similitudini che peraltro sono anche cosciente, possono non voler dire nulla dal punto di vista fattuale o almeno così spero, a parte tutto una cosa mi ha colpito nelle sequenze del film. 
Tutti gli appartenenti al "nuovo" portavano orgogliosi un distintivo nell'occhiello della giacca! 
La svastica!
Cavoli non erano le parole contro gli ebrei, i proclami di prosperità e sviluppo che mi tormentavano ma molto più banalmente quel distintivo esibito in ogni dove.
Subito la mia memoria è andata ai programmi televisivi in cui più per le cavolate dette, essendone pieni di ogni estrazione, quello che mi consente di identificare il legista è un distintivo posto all'occhiello della giacca, penso sia Alberto di Giussano. Cavoli ce l'hanno proprio tutti! 
Ecco è stato questo identificarsi comune fatto di nulla ma esibito che mi ha inquietato la giornata e che mi ha portato a scrivere queste righe. 
Un velo di inquietudine mi accompagna da quel giorno!

giovedì 31 gennaio 2019

Armadio

Mia madre, ma sono sicuro molte madri Trentine e non, mi insegnava che se un indumento non lo indossavo per più di un anno era il caso, oltre a chiedersi del perché dell'acquisto, di donarlo ai poveri se ancora in buono stato o se consunto, liberarsene definitivamente lasciando libero lo spazio nell'armadio.
Tutto questo mi ritorna alla mente osservando gli ormai infiniti edifici, pubblici e/o privati, in stato di abbandono. A Rovereto l'elenco sarebbe lunghissimo e questo ci dice molto dello "sviluppo" in atto. 
Ora la proposta, provocazione potrebbe essere quella che dopo, cinque, dieci anni, come per gli indumenti le opzioni potrebbero essere o il "dono ai poveri" nel caso di un valore storico artistico o ambientale o la demolizione nel caso di nessuno valore!
Ve lo immaginate l'armadio, perdon la città, quanto spazio acquisirebbe! 
Si d'accordo chi sono i poveri a cui "donare"? Come potrebbero utilizzare questi volumi? 
Sono sicuro che l'immaginazione può progredire propria in questi casi. 
Però se volete potete anche aspettare che crollino da soli.

venerdì 21 dicembre 2018

Milano Lambrate

Sto seduto su una panchina di fronte alla stazione di Milano Lambrate. E' una giornata uggiosa, tipicamente milanese. Un treno fra non molto mi riporterà fra i miei monti di bianco vestiti. Esattamente 43 anni fa mi laureavo qui vicino, al Poli, dopo cinque anni magici in cui un ragazzino timido di montagna, era riuscito ad immaginare qualcosa di diverso di una strada semplice e sicura che sembrava già segnata dagli eventi. 
Rompere: Milano, l'è un gran Milan, la contestazione, i lacrimogeni, i limoni, ore e ore nella calda biblioteca del Poli, Portoghesi, l'esame di meccanica razionale e giu, giù...
Via Maiocchi una mansarda con i letti infilati negli abbaini e vite diverse che si sono unite per un tempo breve ma importante. 
Ieri ci siamo ritrovati come facciamo sempre, e ci raccontiamo, e ridiamo, e ci prendiamo in giro e continuiamo a condividere vite, caratteri, esperienze diverse. 
Non voglio nostalgia, non cerco salti indietro, quello che sono oggi è anche quello che ero ieri, quegli amici, quel nuovo ricercato allora. E ieri quel nuovo era ancora lì solo con un po' di acciacchi in più, qualcuno da ricordare e progetti ancora da inseguire come deve essere per buoni architetti e non solo di edifici!