venerdì 22 febbraio 2019

distintivi

L'altro giorno mi sono imbattuto in un film che raccontava dell'ascesa al potere dei nazionalsocialisti negli anni 30. A parte la ormai usuale "caccia al nemico", allora gli ebrei, oggi i poveri stranieri meglio se di pelle nera, a parte le usuali faraoniche illusioni vendute ai "cittadini": allora come oggi "abbiamo posto ordine, cambiamento" in una società confusa, corrotta, a parte altre mille similitudini che peraltro sono anche cosciente, possono non voler dire nulla dal punto di vista fattuale o almeno così spero, a parte tutto una cosa mi ha colpito nelle sequenze del film. 
Tutti gli appartenenti al "nuovo" portavano orgogliosi un distintivo nell'occhiello della giacca! 
La svastica!
Cavoli non erano le parole contro gli ebrei, i proclami di prosperità e sviluppo che mi tormentavano ma molto più banalmente quel distintivo esibito in ogni dove.
Subito la mia memoria è andata ai programmi televisivi in cui più per le cavolate dette, essendone pieni di ogni estrazione, quello che mi consente di identificare il legista è un distintivo posto all'occhiello della giacca, penso sia Alberto di Giussano. Cavoli ce l'hanno proprio tutti! 
Ecco è stato questo identificarsi comune fatto di nulla ma esibito che mi ha inquietato la giornata e che mi ha portato a scrivere queste righe. 
Un velo di inquietudine mi accompagna da quel giorno!

giovedì 31 gennaio 2019

Armadio

Mia madre, ma sono sicuro molte madri Trentine e non, mi insegnava che se un indumento non lo indossavo per più di un anno era il caso, oltre a chiedersi del perché dell'acquisto, di donarlo ai poveri se ancora in buono stato o se consunto, liberarsene definitivamente lasciando libero lo spazio nell'armadio.
Tutto questo mi ritorna alla mente osservando gli ormai infiniti edifici, pubblici e/o privati, in stato di abbandono. A Rovereto l'elenco sarebbe lunghissimo e questo ci dice molto dello "sviluppo" in atto. 
Ora la proposta, provocazione potrebbe essere quella che dopo, cinque, dieci anni, come per gli indumenti le opzioni potrebbero essere o il "dono ai poveri" nel caso di un valore storico artistico o ambientale o la demolizione nel caso di nessuno valore!
Ve lo immaginate l'armadio, perdon la città, quanto spazio acquisirebbe! 
Si d'accordo chi sono i poveri a cui "donare"? Come potrebbero utilizzare questi volumi? 
Sono sicuro che l'immaginazione può progredire propria in questi casi. 
Però se volete potete anche aspettare che crollino da soli.

venerdì 21 dicembre 2018

Milano Lambrate

Sto seduto su una panchina di fronte alla stazione di Milano Lambrate. E' una giornata uggiosa, tipicamente milanese. Un treno fra non molto mi riporterà fra i miei monti di bianco vestiti. Esattamente 43 anni fa mi laureavo qui vicino, al Poli, dopo cinque anni magici in cui un ragazzino timido di montagna, era riuscito ad immaginare qualcosa di diverso di una strada semplice e sicura che sembrava già segnata dagli eventi. 
Rompere: Milano, l'è un gran Milan, la contestazione, i lacrimogeni, i limoni, ore e ore nella calda biblioteca del Poli, Portoghesi, l'esame di meccanica razionale e giu, giù...
Via Maiocchi una mansarda con i letti infilati negli abbaini e vite diverse che si sono unite per un tempo breve ma importante. 
Ieri ci siamo ritrovati come facciamo sempre, e ci raccontiamo, e ridiamo, e ci prendiamo in giro e continuiamo a condividere vite, caratteri, esperienze diverse. 
Non voglio nostalgia, non cerco salti indietro, quello che sono oggi è anche quello che ero ieri, quegli amici, quel nuovo ricercato allora. E ieri quel nuovo era ancora lì solo con un po' di acciacchi in più, qualcuno da ricordare e progetti ancora da inseguire come deve essere per buoni architetti e non solo di edifici!

mercoledì 21 novembre 2018

Milano


Ieri fra le altre cose, sono passato da Starbucks a Milano in Cordusio. 
C'erano le poste prima e se ben ricordo un salone molto semplice e lineare ma estremamente elegante. 
Oggi c'è questo! Avete presente "la fabbrica di cioccolato"? Bene! Ci siamo! Per carità non è un problema negare la "fantasia" ma quello che ho letto e che quel "monumento" all'immaginario rappresenta lo spirito di Milano! 
Non sono milanese ma ci ho studiato in quella città e per quel che ricordo, non riesco a ritrovarne proprio lo spirito. Avete presente uno su tutti: Castiglioni! 
Di una cosa sono certo: i prezzi sono assurdi e pagare più o meno 10 euro un cappuccio ed una fetta di torta mi fa capire che il tutto è forse finalizzato al "vil" denaro che seppur milanese per certi aspetti, mi ricorda la decadenza di questa "nazione" che plaude a questo "design" mentre fuori c'era gente che dormiva sul marciapiede, cosa mai vista negli anni pieni di smog, fantasie di rivoluzioni, bombe (sono passato ancora da Piazza Fontana dove arrivai allora per puro caso pochi minuti dopo l'esplosione), povertà vera ma anche di speranza che oggi i "barbari" chiamano "reddito di cittadinanza". Ma per piacere!



rifiuti

Posso sorridere da tecnico?
Ho osservato le immagini delle demolizioni degli abusi romani dei Casamonica.
Bene! Sono contento che si parta nel far "rispettare" la legge, forse non tanto dell'impiego di 650 vigili urbani ma va pure bene anche questo per il nobile fine.
La cosa che mi fa sorridere è osservare come la demolizione avvenga in modo difforme di come avviene in un "normale" comune Italiano.
Mi spiego ma se ci pensate lo sapete di già! 
Demolire significa per prima cosa selezionare i materiali come si fa in una normale casa: rame con rame, alluminio con alluminio, ferro con ferro, legno con legno e poi quando tutto è selezionato si demoliscono mattoni e cemento. 
Se non si selezione il rifiuto non può essere smaltito come inerte ma come rifiuto speciale e considerando i costi mi chiedo chi paghi (se a Roma si paga)?
Forse il magistrato che ha incriminato Medici senza Frontiere potrebbe segnalarlo a qualche collega romano? 
D'altra parte una siringa ed un po' di coca e qualche mutande ci saranno anche nelle case dei Casamonica o solo sull'Acquarius? Per carità...: quindi?
Ah forse i Casamonica hanno preliminarmente fatto tutti gli esami e non sono così contagiosi come i rifugiati.
Quanta pazienza! Ci vuole tanta pazienza!