giovedì 31 ottobre 2019

casetta

Venni qui ormai molti anni fa, ad inseguire una storia che poi si perse fra le dune di sabbia spazzate dal vento.
Oggi ho percorso nuovamente quel tratto di mare: ho fiutato il vento terso, ho camminato sulla infinita spiaggia di sabbia, ho guardato quei palazzi brutti nel loro insieme che costeggiano il mare come in tutte le spiagge che chiamiamo sviluppate. Mi sono seduto su una panca dell'improbabile colore del cielo come i lampioni che sembrano tante braccia spezzate nel vento.
Ho ricordato quell'unica casetta di mattoni che resiste all'assalto della speculazione ed è stata questa resistenza come di quella storia di un tempo, che ha gonfiato il mio cuore che prova a resistere al tempo ed alle nostalgie.

lunedì 28 ottobre 2019

prospettiva

Questa mattina, dopo il solito caffè, mi sono affacciato alla finestra ma non c'era lo Stivo con le sue cime e il suo ghiaione ad accogliermi. C'era un canale, qualche chiatta e una specie di torre faro di mattoni.
Cambiare prospettiva non è niente male, fa bene alla mente che osserva, compara, valuta e ne trae il meglio o almeno così spero.
Poi io e Marta, mia figlia, siamo usciti. L'ho accompagnata al lavoro ed io ho preso un tram e sono andato verso il centro. Anch'io al lavoro finalmente, imbianchino in questa bassa Olanda.
Mi viene alla mente quella profuga siriana incontrata sulla via balcanica in mezzo a fango, freddo, dolore e il cui desidero era venire in Olanda. Chissà se ci è arrivata?
Molte domande rimangono senza risposte e ci inseguono per sempre come i volti e le storie che solo per un attimo abbiamo sfiorato ma che in noi rimarranno per sempre.
Ho camminato poi. Ho visto i motorini sulle piste ciclabili con la gente senza casco dato che qui bici e motorini sono equiparati.
Ho visto la raccolta delle immondizie dove si separa solo il vetro, la carta e la plastica mentre tutto il resto va nell'inceneritore.
Ho letto del voto umbro ed ho incominciato a temere che magari se si va avanti o indietro così me ne andrò dallo Stivo, dai suoi ghiaioni e dalle sue cime ma certo non per venire qui nella bassa Olanda ma per cercare altri monti ove di comprende che la diversità di volti e di paesaggi è ricchezza.

martedì 24 settembre 2019

lusso

Poi dopo i soliti capannoni uguali in ogni parte, i soliti marciapiedi che iniziano nel nulla e nel nulla forniscono, le solite strade larghe quanto basta a non portar via terreno edificabile, le solite case allineate per poche famiglie che subìto si scontrano con altre diversamente allineate per altre famiglie, dopo tetti che vanno di qua e poi di là e poi in sù e poi in giù senza nessuna regola se non quella del caos ma nemmeno tanto caotico da sembrare rivoluzione, dopo arredi urbani fatti di ferri piegati, raddrizzatti, curvati e dipinti di un bianco che ne esalta il nulla compositivo, dopo mille altre cose giro l'angolo e là nel grande spazio vuoto c'è lui l'anfiteatro romano con per scena le mura di una città incantata.
Mura case su su loggie e piazzette e stradine.
Ridateci i romani; ridateci il medioevo perché di questo lusso del cavolo non so che fare.

Pietralunga

Sto seduto nell'unica parte piana di Pietralunga! La piazza che diamine. Monumento ai caduti nel mezzo, solita architettata che scende ad un teatro improbabile che in antiche tradizioni greche vorrebbe attingere ma che come tutti i compiti malamente copiati è da buttare.
Chiude la prospettiva verso le nuove realizzazioni una splendida torre che mi han detto essere longobarda e che a me ha richiamato altre torri per sobria e possente eleganza. Alle volte mi chiedo perché mai oggi non siamo capaci di esprimere in architettura ma forse anche nel resto, con sincerità quello che siamo come i più pratici longobardi facevano. Forse perché di valori o princìpi siamo scarsi.
Ieri l'ultimo chilometro è stato duro! Erto pieno di scale e salite che mi facevano ansimare sotto una pioggia persistente. Capivo il luogo! A piedi si comprendono i luoghi. La fatica che eventuali invasori dovevano fare sotto una pioggia di ben più micidiali frecce e sassi ed altro.
Poi la piazza piana. Alessandro che con barba e sorriso ti accoglie nella sua trattoria sin troppo raffinata per turisti stranieri che si accontentano di superficialità. Mi chiedo se prima di servirli bisognerebbe insegnare loro la storia, l'arte che sta dietro ad un semplice cibo così come sta nella longobarda torre.
Se vendessimo questo tutto sarebbe avanzo primario. Mi piace ci siano giovani che rischiano, si impegnino: buona fortuna LocAle.

domenica 22 settembre 2019

Piero della Francesca

Ho appena lasciato la Toscana ed in particolare la sua grande provincia di Arezzo con montagne e foreste senza fine.
L'ingresso in Umbria non è dei più significativi anche perché oggi ho scelto il percorso basso per riposarmi almeno un po'.
Questa mattina sono andato a visitare alcune significative opere di Sansepolcro ed ho provato a fare improbabili accostamenti che solo il nome suggeriva con il Sacro Sepolcro in Gerusalemme.
Debbo dire che la forte sobrietà ed il rigore compositivo del Duomo mi hanno incantato tanto da voler quasi abbracciare le possenti colonne che finivano in preziosi capitelli.
Poi ho camminato lungo la Fortezza medicea e l'abbandono osservato mi tormenta. Com'è possibile mi chiedo continuare ad urbanizzate per inutili capannoni e lasciar morire tanta forza.
Più in là c'è il museo Civico dove sta Piero della Francesca: la Ressurezione!
Mi sono seduto sulla panca forse posta a troppa distanza ed ho osservato: a lungo!
Non sono un critico ma quella bandiera crociata forse più per recenti visioni mi ha tormentato ed alla fine mi sono sentito esausto come uno dei soldati che stanno dormienti alla base.
A mio modo di vedere il museo poi mette assieme un po' troppe cose ed epoche creando confusione a chi guarda.