mercoledì 28 febbraio 2018

Concepcion

Mi piace questa città. Ci sono strade per i soli mezzi pubblici, con poco si va in ogni dove, oltre che la direzione sulle scritte elettroniche dei bus c'è scritto "Buenos Días y Good morning". I mezzi locali interagiscono con Google Maps e sai dove vanno, dove si fermano e quanto impiegano. 
Vi prego assumete il direttore di qui alla Trentino Trasporti che naviga nel Neanderthal. 
Vi prego o almeno spedirtelo qui ad imparare previo esame di Inglese e Spagnolo.
E poi nel 1960 ci fu un terremoto di 8.3 , i nostri sono nulla considerando la scala logaritmica, con 125 morti su una città di più di un milione di abitanti. Oggi non se ne vede traccia anzi: grattacieli in ogni dove, strade larghe e tutto ciò che si impara ma che non si fa. 
E qui per finire gli spagnoli furono cacciati dai Mapuce e così decisero di non provarci più a conquistare le terre del sud. Solo l'economia ci riusci molto più lentamente. 
Biobío nome del fiume che di qui passa.
Ah dimenticavo qui fu firmata la prima costituzione chilena 1855.


La mia amica Dominique mi scrive: 

in quella città ci sono andata a vivere con la mia famiglia nel 1962, un po fuori in riva al Biobio, camino santa juana...c'erano allora solo due o tre case...il piu bel periodo della mia vita.

martedì 27 febbraio 2018

Concepcion

Si! Mi piace proprio questa città! É efficiente nei trasporti, c'è buona architettura ordinata, pacata ma forte per resistere ad ogni terremoto. C'è un buon arredo, il traffico non sembra convulso.
Poi c'è l'università! Elegante con ragazzi e ragazze che spuntano da ogni dove. Mille colori, mille aspetti, mille pensieri che segui camminando lentamente. 
Ci sono pololi che parlano vicino; poi ci sono quelli che ballano sotto il portico, poi quelli che provano e riprovano lo skateboard, poi quelli che suonano, quelli che dipingono quelli come me che guardano.
Si mi piace questa città! Con la sua piccola torre a testimonianza della capacità dell'uomo a resistere ai terremoti, c'è la piazza incavata nel suolo con l'acqua che la riempie in parte a testimonianza della capacità di controllo delle acque, ci sono tutti gli elementi del classicismo europeo, c'è Rossellino, c'è Palladio c'è Gropius, c'è Loss.
Quanto abbiamo perso con l'assenza della conoscenza lasciando a stregonetti la facoltà di decidere senza avere gli strumenti per farlo ma investiti solo da una apparente democrazia che lentamente e forse nemmeno tanto, ci porta all'oscurità. 
Per fortuna al di là del mare c'è una città che racconta come il migrare sia la forma più viva per sperare.


27/02/2018 22:13

Eccole li! Anche qui l'architettura social popolare ha colpito ancora. Mi angoscia avervi partecipato a suo tempo, ma quello era che ti "insegnavano" e quella sembrava la minestra più buona. Ma perché arrivare qui? Si d'accordo è la città che ha difeso più di tutte Salvador Allende, è la città che ha pagato per averlo fatto ma certo nessuno degli architetti che propugnavano queste soluzioni socialiste abita lì ora. 
C'è la casa a ballatoio che ci dicevano prendeva spunto dalle case a ringhiera, c'è il doppio corpo con la strada interna diventata tutto fuorché strada, c'è il dúplex che vuole " vedere" una casa di città per una di campagna. 
Mi consolo con il prima e con nemmeno tanto, il dopo e con quella uscita di emergenza per una scuola materna che sta al primo piano! I bimbi sono ansiosi per il prossimo terremoto.

27/02/2018 22:13

Carlos Matías si te interesa, deberías visitar o al menos conocer los proyectos sociales : 
unidad vecinal villa portales 

remodelación san borja 

domenica 25 febbraio 2018

acqua

Vi racconto una storia raccolta per strada. Sono sempre le migliori. 
Da queste parti ma anche da noi, si trovano delle piccole edicole lungo le strade. Pensavo fossero per ricordare qualcuno morto in un incidente stradale come si fa anche da noi. 
Invece non è proprio esattamente così. Il morto ce ma ha un significato ed in valore molto più collettivo della semplice memoria e questa che racconto è una di queste storie.
L'edicola in questione era circondata da una infinità di bottigliette tanto da sembrare un immondezzaio ma: ma non è così!
Una madre deve ritornare al villaggio lontano per assistere il vecchio padre. La strada è lunga e la donna tiene nella coperta appesa al collo il suo bambino da poco nato. 
La donna decide di fare un percorso più breve ma mai prima di allora, fatto. É estate! Fa caldo e le pendici nere del vulcano sono infuocate.
La donna perde la cognizione del luogo ed inizia a vagare senza più sapere bene dove dirigersi. Un giorno, due giorni: l'acqua finisce e la donna continua vagare cercando di raggiungere il bosco in basso.
Il terzo giorno arriva al verde ma di acqua non vi è traccia.
Si accascia esausta e li si addormenta passando dal sonno dolcemente alla morte.
Qualche giorno dopo un contadino passa di lì e trova il corpo della donna ed il suo bimbo avvolto nella coperta ancora attaccato al seno della madre e ancora vivo.
Oggi chi passa di li lascia una bottiglia piena di acqua.

sabato 24 febbraio 2018

fiume di lava

Ieri è stata una delle giornate più dure da quando cammino da queste parti.
Alle nove sono di fronte al guardia parco, pago la mia entrata e chiedo informazioni.
É aperto mi conferma sorridendo! Ci sono due punti in cui il sentiero si perde ma poi riprende; con il GPS ce la puoi fare. Ah questo anno sei il secondo che lo fa!
Ecco doveva essere questa ultima informazione a mettermi sulla allerta ed invece felice come solo uno sciocco sa essere mi sono avviato.
Le prime due ore scivolano via tranquille nel bosco prima e sulla cenere poi.
Ho persino il tempo di qualche foto. Poi improvviso il sentiero finisce a causa di una evidente frana alluvionale. GPS e via il terreno non è poi così accidentato. La frana finisce dopo un paio di km in un muro di lava. Cerco il sentiero ma nulla: capirò poi che questa è la vera interruzione. 
Mi arrampico su per questo fiume freddo di lava evidentemente scesa dopo la realizzazione del sentiero. Quattro km di inferno e non tanto per il paesaggio che certo lo evoca, ma per la difficoltà ad avanzare. 
Mi spiego: la lava forma in superficie dei sassi che sembrano stabili e sufficientemente grandi per sostenerti ma nella realtà sotto la superficie solida c'è cenere ed i sassi si sbriciolano con un nonnulla. 
Sarò caduto almeno cinque volte e ne porto i segni sulle mani e gambe. I bastoncini aiutano ma si infilano sotto e non vengono più su. 
La lava poi come ogni buon fiume fa delle anse dove le rocce si fanno a strati taglienti come coltelli. 
La faccio breve: sono uscito da questo inferno alle 14. Esausto ma di sentiero non c'era ancora traccia. Poi un palo giallo con la punta rossa: qualcuno li lo aveva messo!
Il paesaggio è sempre lunare, cenere nera ovunque e sembra di camminare sulla neve.
Il terreno è ripido e sto pensando di cercare un sentiero che mi riporti alla strada. 
Poi una monte rosso, splendido! Il nero si mescola con il rosso. 
Cammino con lo zaino pesante cerco di farmi coraggio ma so che la strada è ancora lunga.
Improvvisamente, vedo qualcosa di giallo che si muove. Sono due persone che stanno scendendo dal sentiero da dove volevo "fuggire".
Parole, dos horas por riva, mi dicono. Vado avanti. Alle 18 sono al passo circondato da cenere nera e piccoli nevai. 
Inizia la discesa ma non finisce la fatica. Qualche piccolo bastone dice che sono sulla strada giusta. Poi il bosco poi la strada. Sono le 19 ho camminato 10 ore di fila il mio GPS mi dice che ho fatto 21,4 km ma è nulla pensando a quei 4 km di lava. 
Poi il campeggio, una doccia calda, la cena ormai al buio e il sacco e i crampi che mi tormentano per qualche ora poi crash sino a stamani: pronto a ripartire! 
Il secondo di questo anno: rido!

mercoledì 21 febbraio 2018

Carmenere

La mia cena ma anche il mio pranzo. Il luogo è bello, ho un lago vicino dove ho appena fatto il bagno, c'è ancora un po' di sole e soprattutto c'è silenzio e non c'è connessione.
Fagioli, tonno, un po' di formaggio e soprattutto un Carmenere che scivola via e fa scivolar via ogni preoccupazione se mai ce ne fossero.
Ho fatto bucato, si intravede steso in fondo, era ora e nulla aggiungo. Sul gas ci sono due uova per domani (mai mangiate tante uova così). 
Insomma giornata normale, lenta che per magia ti riporta, più o meno, ad una normalità dimenticata o quasi. Ma è normale mangiare all'imbrunire con il sole che ti accompagna ed Carmenere ti rende leggero e di ogni cosa ti fa sentir Il sapore: il sapore della vita.
C'è un papà più in là che gioca con i suoi bambini, in campeggio, non so chi si diverte di più? Forse io!